Il modello Germania nell’emergenza Covid-19

Sono in molti a chiedersi con stupore come mai in Germania il numero dei decessi sia così inferiore a quello degli altri Paesi( 6692 casi al 04.05.2020 su 163175 contagiati e su una popolazione di 80 milioni di abitanti). Parliamo di circa 5 morti ogni 100.000 abitanti, una percentuale incredibilmente inferiore a quella di moltissime altre nazioni europee come il nostro paese che registra oltre 29.000 morti su 211.000 contagiati circa. Ma come si spiega quella che è ormai definita da molte parte come “l’eccezione tedesca”, in rapporto alla diffusione del Coronavirus? Molto semplicemente con quello che invece è mancato per esempio in paesi come il nostro o la Spagna o la stessa Gran Bretagna: l’organizzazione. Quando avremo una contabilità definitiva sul coronavirus, le vittime tedesche della pandemia saranno meno del 20 per cento di quelle italiane, a fronte di un numero di contagi pressoché analoghi. Assurdo. Si era detto che dipendeva dal fatto che l’infezione in Germania era partita dopo e le tecniche dei rilevamenti statistici erano diverse. Assolutamente falso come quella idea fatta trapelare dal nostro governo che in Germani si facessero meno tamponi, falso anche questo, perché il numero dei tamponi effettuati in Germania è assolutamente identico in percentuale a quello fatto da noi rapportato alla popolazione 2,02%.

La differenza di questa macabra contabilità, come il fatto che in Germania non ci sia stata la strage degli anziani che abbiamo visto in Italia, si spiega invece molto semplicemente con il fatto che Governo tedesco, al contrario di quello italiano ha agito in maniera decisa, ferma e senza nessun tentennamento, perché aveva già predisposto un piano di emergenza,  che non ha fatto altro che mettere in atto, una volta scoppiata l’epidemia nel paese, senza commettere i tanti errori di approssimazione compiuti dal Governo Conte. In pratica i tedeschi non hanno fatto i nostri errori iniziali, quelli fatali, e due in particolari.

I contagiati sono stati curati a casa, attraverso la rete dei medici di base e senza le corse agli ospedali trasformati, come nel caso dell’Italia, in giganteschi focolai di infezione. In ospedale è andato chi davvero ne aveva bisogno e ha trovato tutto quanto serviva per la cura e per l’assistenza. A partire dai posti in terapia intensiva, che in Germania sono 5 volte rispetto a quelli in Italia. Cominciamo dal principio: il 24 gennaio 2020 è stato reso pubblico il primo caso di contagio a Monaco di Baviera, in un’azienda che ha contatti con la Cina. La persona di Wuhan che ha contagiato l’azienda bavarese ha subito avvertito l’azienda tedesca di essersi ammalata, una volta rientrata in Cina.
Da lì in poi, i contagi sono stati tutti tracciati con una sorta di indagine di una commissione e 250 individui sono subito stati messi in quarantena preventiva. Mentre in Lombardia, ad esempio, è stata commessa la leggerezza di permettere ai contagiati l’accesso al pronto soccorso degli ospedali, infettando un numero di pazienti in maniera esponenziale, alcuni dei quali già ammalati di gravi patologie. L’epidemia è esplosa nei vari Länder tedeschi in maniera diversa e con qualche settimana di ritardo rispetto all’Italia e subito è stato effettuato un gran numero di test: nella settimana dal 9 al 15 Marzo, infatti, in Germania sono stati eseguiti 160.000 tamponi mentre in Italia il numero totale dei tamponi, fino al 15 Marzo, è stato di 125.000. Secondo il Direttore dell’Istituto di virologia della Charité di Berlino, Christian Drosten, al 30 marzo scorso risultavano eseguiti 500.000 test a settimana e su questo elemento si fonderebbe la principale ragione della cosiddetta “eccezione tedesca”, cioè della bassa mortalità da Coronavirus in Germania.  I servizi sanitari pubblici tedeschi sono forniti non da un’autorità centrale ma da circa 400 uffici di sanità pubblica, gestiti dalle amministrazioni comunali e dei distretti rurali.

Un tale ambiente consente una varietà di laboratori – alcuni collegati ad università o ospedali, altri gestiti privatamente, medie imprese – che agiscono in gran parte autonomamente dal controllo centrale. Per quanto riguarda poi gli ospedali che dispongono di letti in terapia intensiva ha fatto scuola quello predisposto nella capitale Berlino, dove essi sono stati organizzati, ben prima che scoppiasse l’emergenza su tre livelli: il livello 1 o la Charité, ovvero la centrale che coordina tutta la situazione dell’assistenza ai pazienti affetti da Coronavirus. Qui c’è un reparto specializzato in malattie polmonari, uno dei sintomi più pericolosi della malattia da Covid-19. La Charité coordina lo smistamento dei pazienti nei vari livelli ed è uno snodo chiave nella gestione del Coronavirus: chi ha bisogno di terapia intensiva viene ricoverato presso il livello 1. e gli altri malati vengono inviati nelle altre 16 strutture ospedaliere della città. Il livello 3 è presidiato da circa altre 20 cliniche che comunque dispongono di letti in terapia intensiva ma non destinati a pazienti ricoverati per infezione da Covid-19, bensì a malati di altre patologie che necessitano di respirazione artificiale. I livelli sono organizzati in modo da liberare sempre ulteriori posti letto, trasferendo via via i pazienti meno gravi nei livelli inferiori.


Se il totale della capacità non fosse ancora sufficiente, in uno scenario di 4° livello, verrebbero attrezzati ulteriori locali appositamente per la terapia intensiva. Fra questi luoghi è candidata anche la struttura della Fiera (Messe Berlin). La Germania, forse perché più preparata è andata in lockdown con molta disciplina, senza ansie, e nella consapevolezza della gravità della situazione. Angela Merkel non ha fatto una conferenza stampa al giorno, non si è messa a invadere i social per strombazzare qualcosa, compreso il nulla, e per accrescere così la sua popolarità. Ha fatto pochi interventi in pubblico, quando era davvero necessario, usando parole forti e chiare. Come queste: «Dovremo convivere con il Civd-19 finché non ci saranno medicine specifiche e soprattutto un vaccino».  Convivere, ecco il verbo che il governo tedesco ha utilizzato in maniera decisiva per disegnare le modalità prima del lockdown e poi della fase 2. Non è stato necessario mettere in capo, per coprirsi le spalle, 45 comitati di esperti, centinaia di persone in una Babele di task force

Ognuno ha assunto le sue decisioni, senza invasioni di campo, nel rispetto dei ruoli, con un accordo-quadro tra il governo centrale e gli stati federati, i lander tedeschi che sono molto più potenti ma anche molto più efficienti delle nostre regioni. In Germania, una poggia di soldi sono già arrivati sui conti correnti di famiglie, professionisti e piccole imprese. I gestori dei locali pubblici, per i quali il ritorno alla normalità è previsto più avanti, hanno ricevuto 5mila euro ciascuno, a tre giorni di distanza dalla presentazione della domanda. In Italia, mentre ministri e presidenti di regioni sparano cifre sulla quantità di denaro ( quasi tutto virtuale) messo sul tavolo, per avere un credito da coronavirus di 15mila euro devi prima preparare e firmare 19 documenti. In Germania, i parchi non mai stati chiusi. Nessuno si è sognato di penalizzare le famiglie, specie quelle a basso reddito, che con tutte le cautele e le accortezze note, hanno fatto svagare i bambini nei parchi e nei giardini pubblici. E le scuole materne hanno aperte il 4 Maggio. Altro aspetto interessante è quello che riguardo le eta media dei contagiati. L’età media dei contagiati accertati in Germania, infatti, è di 45 anni contro i 63 della situazione italiana. Questo dato si spiega soprattutto analizzando la fonte del contagio, ovvero i cosiddetti focolai, che in Italia sono stati gli ospedali stessi e le residenze per anziani, mentre in Germania sono stati luoghi di vacanza, oppure locali frequentati da giovanissimi.

Un recentissimo studio della Università di Bonn ha fatto notare come il vero numero dei contagiati in Germania potrebbe essere addirittura di dieci volte superiore a quello ufficiale. Il team ha analizzato, infatti,  sangue e tamponi rinofaringei da un campione casuale di 919 persone residenti a Gangelt, città fortemente colpita dalla pandemia. Da qui hanno concluso che il 15% della popolazione di Gangelt era stata infettata, con un tasso mortalità dello 0,37%. Ampliando il dato a livello nazionale, sono giunti alla conclusione che circa 1,8 milioni di persone che vivono in Germania hanno contratto il coronavirus, a fronte di 160.000 casi confermati finora. Ecco perché la Germania uscirà da questa grave prima e ancora più forte in un Europa sempre più divisa e poco coesa. E la sua ferma opposizione ad utilizzare strumenti di debito comune o piani di liquidità per aiutare paesi in maggior difficoltà si scontrerebbe con il recondito desiderio di chiudere una volta per tutte con gli odiati PIGS, ovviamente Italia in testa.

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