Il Cashback come soluzione anti evasione?

La lotta senza frontiere all’evasione passa dalla limitazione all’uso del contante. Questo ormai sembra il mantra del nuovo governo. Per incentivare l’utilizzo dei pagamenti digitali il governo è pronto ad adottare il meccanismo premiante del cashback.


Ma cosa è davvero il cashback e può effettivamente dare uno stimolo al maggiore utilizzo dei pagamenti digitali? 

Il Cashback nasce come Cashback reward program nel mondo delle carte di credito. Possiamo collocare la nascita dei primi sistemi compiuti di cashback negli anni ‘90, ma, come tutti i concetti di marketing, anche l’idea della fidelizzazione del cliente tramite forme di riaccredito della spesa è molto più antica. ed è un sistema che ti permette di riavere indietro una piccola percentuale di quanto speso, per fidelizzare la clientela ad un circuito o ad una piattaforma. Negli anni 2000 il cashback si è progressivamente sviluppato come servizio autonomo dalle carte di credito, e hanno cominciato ad emergere circuiti di negozi o distributori offline correlati tra loro – e principalmente fondati su base locale – che offrivano reti di partner convenzionati o ‘carte fedeltà’ ai clienti. Nel quinquennio 2005-2010, poi, sono nati ed esplosi in tutto il mondo – di pari passo con l’espansione del commercio online – veri e propri siti dedicati al Cashback.

Il sito di Cashback guadagna una percentuale degli acquisti effettuati dai propri utenti su uno dei negozi convenzionati e altrettanto semplicemente riversa una parte di questo suo guadagno a chi ha effettivamente acquistato. L’utente registrato può guadagnare denaro da molteplici tipi di acquisto online come viaggi, abbigliamento, prodotti elettronici e prodotti finanziari. Il vantaggio importante è che acquistando su un sito di Cashback si mantengono anche le offerte e gli sconti eventualmente fatti dal venditore affiliato che si combinano con il Cashback e l’utente può risparmiare ancora di più. In Italia il fenomeno si è sviluppato molto di recente di pari passo con la esplosione dell’ecommerce nel nostro paese. Secondo i dati Nielsen oggi il 4,4 %  dei circa 21 milioni di utenti che comprano online si avvale di programmi di cashback.

I pionieri del servizio sono stati Bestshopping (fondato nel 2005 ma senza avere nel Cashback il suo core, all’inizio) e Queexo (fondato nel 2009 e attivo dal 2010) Poi sono arrivati Buyon, Mybestgroup. Sixtcontinent, Myg21 e da pochi mesi è arrivato anche il primo portale di cashback in blockchain con la società Coinshare. Secondo il Cashback Industry Report il mercato vale 84 miliardi di dollari, ovvero il 10% del valore dell’ecommerce globale, coinvolge 235 portali, di questi 51 sono negli Usa, 48 in Uk e 35 nel resto d’ Europa. Questa forma di risparmio online va forte soprattutto nel Regno Unito dove domina la piattaforma Quidco che conta 5 milioni di utenti, 5.000 commercianti e mette a segno 90 mila iscrizioni ogni mese. In Italia il fenomeno viaggia di pari passo con i tempi più lenti, rispetto agli altri paesi, dello sviluppo dell’ecommerce. Infatti solo il 29% degli e-shopper italiani ne è al corrente, contro ad esempio il 44% della Francia. Appena il 9% dei nostri connazionali è iscritto a un programma di cashback, contro il 18% della Francia e l’11% della Spagna. In Italia quindi lo sviluppo di queste forme di fidelizzazione sembra incontrare piu difficoltà che in altri paesi, forse anche perche il nostro paese è sempre fra i più resti ad utilizzare i pagamenti digitali, considerando che secondo l’osservatorio Assofin di Nomisma, l’Italia si piazza al 24esimo posto su 28 per utilizzo di pagamenti digitali. Anche se nel 2018 si è registrato un record per quanto riguarda i pagamenti con carta.

Nel 2018, infatti, il numero di carte di credito sono cresciute di un milione di unità ( sono quasi 72 milioni fra carte di credito e di debito) e gli importi transati hanno superato gli 80 miliardi di euro. I numeri potenziali quindi ci sono, ma è l’utilizzo di questi sistemi di pagamenti che ancora non è particolarmente diffuso. Ecco allora che per incentivare questa forma di pagamenti lo Stato ha pensato ad una formula che in teoria potrebbe fungere da volano ad un maggior utilizzo della moneta elettronica. Di fatto, il governo sarebbe disposto a concedere uno sconto fiscale ai clienti che faranno acquisti col bancomat o con la carta di credito. In concreto, finirà per applicare uno sconto aggiuntivo rispetto a quello già praticato dal negoziante che aderirà all’iniziativa, sconto di cui il consumatore beneficerà in sede di dichiarazione dei redditi.

Ma i dubbi che questo sistema possa effettivamente funzionare al fine a cui è rivolto, sono molti. Primo perché come accade per la fattura, spesso è più conveniente ricevere uno sconto sostanzioso sulla parcella, piuttosto che avere una deduzione fiscale a fine anno ( si parla del 2/3% di quanto speso), e di conseguenza per lo stesso negoziante, il fatto di dover sostenere dei costi legati alle commissioni e alla funzionalità del pos ( oltre al pagamento delle tasse sulla vendita), possono spingerlo a promuovere sconti più sostanziosi dell’eventuale cashback promosso dallo Stato, pur di ricevere pagamento in cash, sopratutto se trattasi di piccole cifre. Insomma difficile pensare che una formula nata per l’ecommerce e che in Italia non ha fino ad ora avuto ancora la sua vera esplosione, possa risultare vincente se a proporlo è lo Stato in termini di detrazioni fiscali. Fino a che non si intaccano commissioni di gestione e di transazione delle carte ci sarà sempre una naturale avversione all’adozione in massa delle carte, anche da parte di chi certo non lo fa per nascondersi al fisco.

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